Blog di apprendimento del giapponese
Guide pratiche su conversazione, grammatica, pronuncia, ascolto e pianificazione dello studio, scritte per studenti che desiderano utilizzare il giapponese nella vita reale.
Tutti gli articoli · Pagina 171
Mieru o Mirareru, Kikoeru o Kikeru
Il giapponese separa il vedere qualcosa perché è lì dal poterlo vedere perché le circostanze lo consentono. Se fai la giusta suddivisione, un'intera famiglia di frasi quotidiane smetterà di sembrare tradotta.
14 min di letturaMade o Made ni: scadenze e durate in giapponese
Un piccolo ni è la differenza tra lavorare fino alle cinque e finire entro le cinque. Il giapponese decide tra made e made ni guardando il verbo, non la traduzione inglese.
13 min di letturaSenpai e Kouhai: la relazione dietro le parole
Senpai e kouhai non sono gradi e non sono età. Descrivono chi è arrivato per primo e quel singolo fatto modella silenziosamente il modo in cui due persone si parlano per anni.
14 min di letturaPerché i giapponesi dicono Moshi Moshi al telefono
Moshi moshi è una delle prime parole giapponesi che la maggior parte degli studenti incontra e una delle più facili da usare nel posto sbagliato. Appartiene al telefono ed è amichevole piuttosto che formale.
13 min di letturaItadakimasu e Gochisousama: cosa dici del cibo
Due brevi frasi aprono e chiudono un pasto giapponese. Sembrano rituali fissi, ma ognuno svolge un vero lavoro e sapere con chi stai parlando cambia la forma che scegli.
14 min di letturaSugoi: cosa significa e quando sembra infantile
Sugoi significa impressionante, ma significa anche intenso, estremo e, nel suo senso più antico, spaventoso. La parola è davvero utile ed è anche il modo più veloce per far sembrare il giapponese fluente come quello di un adolescente.
13 min di letturaKawaii: più che carino e come viene realmente utilizzato
Kawaii copre molto più terreno che carino. Va dal piccolo e accattivante all'elegante e attraente, e si applica agli oggetti, al cibo, alla scrittura e al comportamento con la stessa facilità con cui si applica ai neonati e ai gatti.
11 min di letturaChotto: la parola che significa poco, no e scusami
Chotto è una delle prime parole che uno studente incontra e una delle ultime che comprende appieno. Misura poco, ma si addolcisce, interrompe e dice no senza mai arrivare alla parola no.
13 min di letturaNan o Nani: perché il Kanji 何 cambia lettura
Un kanji, due letture e nessun segnale evidente su quale usare. La scelta tra nan e nani non è casuale e la regola che sta dietro si inserisce in una frase una volta che sai cosa sta facendo la tua lingua.
14 min di letturaPerché i giapponesi dicono raramente Sayonara
A quasi tutti i principianti viene insegnato che sayonara significa addio, quindi trascorrono un anno in Giappone senza sentirlo dire da un adulto. Questa guida sostituisce quell'unica parola con le linee di separazione che le persone effettivamente utilizzano.
14 min di letturaNaru o Suru: diventare qualcosa anziché renderlo tale
Uno dei passi più grandi verso un giapponese dal suono naturale è sapere quando dire che è diventato e quando dire che ce l'ho fatta. Naru e suru si dividono il lavoro, e il giapponese ricorre al naru molto più spesso dell'inglese.
14 min di letturaDouzo e Doumo: due piccole parole che fanno molto lavoro
Dōzo e dōmo sembrano una coppia abbinata, e nelle conversazioni spesso lo sono. Uno di loro dà, l'altro riceve, e nel loro insieme ricoprono una dose sorprendente della normale cortesia giapponese.
13 min di letturaGuide pratiche
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